Montemarzino
Le origini di Montemarzino
Parola di origine ligure traducibile con regione eminente o belvedere. In dialetto è Marsen, dove la desinenza -sen, di origine ligure, sta a significare regione montanina o alta. In sintesi Montemarzino significa eminente regione montanina in posizione meravigliosa.
La storia di Montemarzino per chi ignora gli usi feudali è difficile a comprendersi. Esporle ci porterebbe troppo lontano; ci limitiamo quindi a riferire le notizie come le troviamo.
Nel 1081 Montemarzino era dei signori di Gavi, anzi il Guasco scrive che con Grondona era tenuto da un ramo di essi; ed in quell'anno stesso al 20 marzo Guido chierico marchese vendeva la sua metà del castello di Monte Marzino a Gervino marchese, suddiacono.
Nel 1098 col consenso dei signori di Gavi i signori di Montemarzino si sottomettevano al comune di Tortona.
Nel 1155 era tenuto dai Busseti i quali vennero alla difesa della città assediata dal Barbarossa e dopo la resa di Tortona se ne tornarono nel loro castello.
Nel 1164 Federico lo tolse ai Tortonesi per darlo ai Pavesi; poscia riconciliatosi coi Tortonesi lo restituì. Federico II confermò questa restituzione.
Per il 1172 vedi Monleale.
Nel 1181 i signori di Montemarzino si sottomettevano al comune di Tortona con il consenso dei marchesi di Gavi che perciò rinunciarono alla fedeltà di quelli; il che è riferito come segue dalla Cronaca: "nel 1181 la città acquista il luogo di Monte Marasino".
Guglielmo marchese di Cavi nel 1198 cedeva al comune di Genova i suoi, "diritti cioè onori, giurisdizioni, pedaggi, fodri, albergarie, bandi, placiti, fedeltà, ecc... sul castello di Gavi e di Montemarzino riservandosi però la proprietà che quattro anni dopo cedette al comune di Genova.
Nel 1232 Opizzone di Moritemarsino erede di suo fratello Guglielmo Ferrari donava a Guglielmo di Rivarolo canonico di Genova i suoi diritti reali e personali che aveva su alcuni abitanti di Montemarzino e su altri uomini della diocesi di Tortona.
Nel 1279 i marchesi di Gavi costituiscono loro procuratore Andriolo di Gavi arciprete di Viguzzolo per ottenere la fedeltà dei signori di Montemarzino.
Per più di un secolo la storia di Montemarzino tace.
Nel 1408 i Busseti, signori di Montemarzino, Bagnaria e Montebore, entrano in una pace fra guelfi e ghibellini del distretto di Tortona, di cui fa parte Montemarzino.
Altro silenzio di quasi due secoli, dopo il quale, nel 1595 troviamo altri al posto dei Busseti cioè il marchese Spinola Duca di Los Balbassos cui era passato per successione dai Doria, come scrive il Guasco.
In possesso degli Spinola lo troviamo ancora nel 1753 quando il feudo fu restituito al Re di Sardegna.
Nell'archivio di Stato di Milano cartella 388, Comuni, esistono grossi fascicoli con le seguenti intestazioni: "Montemarzino e villa con Montegioco. Memoriale del maestro di campo Nicolò Busseto 1617: consulta del magistrato straordinario sull'oblazione di Claudio Spinola, Nicolò Busseto ed Agostino Pernigotti di comprare il feudo con altre 12 terre. Atti relativi all'istanza del Senatore Giovanni B. Braghierí per l'acquisto di Montemarzino e Paderna 1667. Atti relativi alla redenzione di Montemarzino e Montegioco ".
Il castello sorgeva sullo sperone sovrastante alla chiesa in una posizione da cui si gode un panorama incantevole.
La posizione è veramente mar, meraviglioso, donde il nome di Marsino. Ora non esistono che le vestigia, dalle quali risulta che era abbastanza ampio. In dialetto è Marsen; io tradurrei Montemarzino per Regione eminente o Belvedere. E' parola ligure.
L'acqua potabile e la luce elettrica vi furono condotte nel 1926 da alcuni signori genovesi cui la popolazione aveva concesso la caccia riservata.
Nel comune di Montemarzino fu incorpato quello di Segagliate poco dopo la metà del secolo scorso.
Soggetti alla parrocchia di Montemarzino sono i luoghi detti La Barca e Castellazzo. Il primo è nominato nel 1181. Secondo il Carraro la parola Barca significa Baracca.
Il luogo di Castellazzo sorge sopra una piccola altura, ed era circondato di muro di cui si vedono gli avanzi; vi si accedeva per un'unica strada da poco tempo modificata. E' tradizione che sia stato saccheggiato dai soldati spagnoli. Colà trovammo molti lastroni di fattura romana.
Il Castello
Fu uno degli antichi castelli della contea tortonese, su cui vantava diritti la nobile stirpe obertenga. Come tale, nel 1801 una sua metà insieme ad altrettante parti di Grondona, Gattorba e Nazzano erano cedute da Guido II q. Adalberto a Girvino, suddiacono.
I suoi eredi, i marchesi di Gavi ne investirono un ramo della supponide - viscontile famiglia dei signori di Montemarzino, i quali il 10 settembre 1181 sottoscrivevano l'atto di sottomissione al Comune di Tortona.
Il possesso della località passò, nella prima metà del XIV secolo, alla nobile famiglia Busseti, insieme a Bagnara e Montebore e nel 1685 a Paolo Spinola, marchese di Los Balbases, già feudatario di Paderna, Casalnoceto e Pontecurone.
Il castello sorgeva su di una piccola altura, che domina l'abitato: di esso non rimangono che poche vestigia, sufficienti però a testimoniarne l'importanza. Doveva godere qualche rinomanza, perché è segnata nell'affresco geografico dipinto nelle Logge Vaticane. Presso il maniero era localizzato un mulino, costruito all'inizio del XV sec. da Michele Busseti di Montebore, in sostituzione di un più vecchio opificio detto de bove andato in precedenza distrutto.
Chiese e pievi
La parrocchia è certamente antica come appare dal titolo di curia dato al paese.
Vi erano diverse cappelle con beneficio, cioè: S. Maria di Vendizzano, S. Maria di Scrimignano, S. Andrea di Colombassi e S. Michele di Reguardia, che per essere ruinosa nel 1570 Mons. Gambara unì al beneficio parrocchiale, o come altri documenti dicono, al seminario. Sono tutti titoli antichi.
Certo è che il rettore di Montermarzino aveva l'obbligo di celebrare ogni mercoledì a Scrimignano.
Del beneficio di Scrimignano si hanno notizie nel 1459.
L'oratorio di S.Giuseppe alla Reguardia ed a Costa fu costruito nel 1709.
Nel 1650 il rettore era molto povero, e si che quasi tutto il territorio di Scrimignano era suo! Anche la chiesa era miserabile: nel 1673 non vi si conservava il Santissimo a cagione della povertà.
Nel 1582 ne era rettore Don Francesco Rognano. La chiesa nel 1787 aveva la navata principale ed una seconda in Cornu Epistolae con 4 altari: sul principio di questo secolo il prevosto Don Barbieri fece rialzare la navata centrale ed aggiungervi quella in Cornu Evangelii; il prevosto Don Ghezzi la fece decorare.
Davanti alla chiesa vi era il cimitero.
Il nuovo cimitero è del 1828. Nel 1700 erano quasi tutti sepolti in chiesa.
Nel 1826 vi era un cappellano in Scrimignano. Nel 1934 fu lasciata una somma onde far celebrare ivi una Messa festiva.
L'olmo della Reguardia
L'esemplare è situato nei pressi della chiesa della frazione Reguardia di Montemarzino. L'olmo campestre (Ulmus minor Mill.) rappresentava un tempo un elemento costante del paesaggio agrario italiano, ma l'avvento di una temibile malattia fungina, la cosiddetta "graziosi", ha causato la morte di gran parte delle alberate e degli esemplari più significativi appartenenti a questa specie, consentendo la sopravvivenza della stessa quasi esclusivamente allo stato arbustivo.
La proposta di apposizione del vincolo è dovuta in particolare alle seguenti considerazioni:
Dimensioni: l'altezza pari a 28 m e la circonferenza di 350 cm rappresentano limiti dimensionali ormai difficilmente raggiungibili da questa specie e fanno dell'esemplare di Montemarzino uno dei più grandi olmi campestri segnalati in Piemonte.
Valore paesaggistico: l'albero, posto accanto alla chiesa in cima alla collina su cui giace Reguardia, è visibile da molto lontano e rappresenta una testimonianza di come era il paesaggio delle colline alessandrine prima dell'avvento della graziosi.

