Gremiasco
Gremiasco è un piccolo centro abitato sorto intorno al Castello dei Malaspina ed alla chiesa barocca (terminata nel 1712), che conserva tuttora il campanile e la Cappella, destinata ad ospitare il Santissimo Sacramento, di chiaro stile romanico; esso unisce alle dolci colline sulle quali si distende alcuni picchi rupestri in località Guardamonte, sito archeologico di grande rilievo.
Gremiasco venne costituito Comune al momento della caduta di Napoleone, è il 18 Gennaio 1816. Da quel momento in poi, Gremiasco, in precedenza ritenuto "ligure" perché inserito nella cosiddetta "Via dei Feudi Imperiali", come secolare feudo dei Fieschi e dei Doria, termina ufficialmente e realmente le sue dipendenze dal capoluogo genovese. L'autorità viene ora esercitata dal Consiglio Comunale. Il Comune venne soppresso in epoca fascista ed annesso a San Sebastiano, ma riacquistò la sua indipendenza nella metà del 900. Il Palazzo del Municipio è stato costruito all'inizio del secolo scorso: in precedenza le Riunioni del Consiglio Comunale avvenivano nell'abitazione del Sindaco.
Il nome
Se il vecchio paese si chiamasse Gremiasco o se Gremiasco si chiamasse il luogo dove sorse il paese, è impossibile dirlo. La voce Gremiasco è un aggettivo ligure da "gremio" (cespuglio), indicherebbe pertanto un luogo pieno di cespugli. Il suffisso -asco indica chiaramente che il paese sorge presso un corso d'acqua.
Profilo storico
Sorge Gremiasco bianco e soleggiato sulla sponda destra del Curone sopra una lingua di terra che discende dal sovrastante monte e circondata da rive, ed è tale posizione resa più forte dall'opera dell'uomo. Si accede al paese per un'unica strada, all'imbocco della quale sorge un castello che porta le impronte di diverse epoche; all'altra estremità trovansi la canonica, e di fronte ad essa la chiesa ed il cimitero vecchio.
La topografia del paese dimostra che esso non è un agglomerato di abitazioni sorte a poco a poco, e quindi senza ordine, ma che è un paese sorto dietro un piano prestabilito. Dal che si può dedurre che già esisteva una popolazione che in un tempo sconosciuto fondò il paese.
Trovasi nominato Gremiasco per la prima volta nel 1157 in una bolla di Adriano IV con la quale veniva confermato al nostro vescovo Oberto. Di nuovo trovasi nominato nella pace conclusa tra Federico I ed i tortonesi, e nel diploma di Federico II col quale Gremiasco venne confermato al comune di Tortona. Il vescovo ed il comune lo infeudarono ai Malaspina: nel 1207 Corrado lo cedette a Tedisio di Montacuto e consorti.
Nel 1358 Obizzo Malaspina marchese di Varzi comperò da Ambrogio e Cassano di Antonio Salvago di Genova il castello di Gremiasco col misto e mero impero.
Nel 1952 casualmente fu scoperto un preistorico stanziamento umano. Sopra Gremiasco in località. Guardamonte. Esso è così descritto dal Dott. Giulio Stassano sul giornale "Sette Giorni" di Tortona in data 28 agosto 1965. La descrizione è assai lunga ma noi la riportiamo per intero: "Scavi di assaggio furono organizzati dal prof. Felice Gino Lo Porto, funzionario della Sovraintendenza alle Antichità per il Piemonte: il lavoro si svolse a più riprese dall'autunno del 1951 al marzo 1954, e nel 1957.
I risultati delle ricerche fatte a Guardamonte dal prof. Lo Porto, archeologo di chiara fama e specialista nella interpretazione di frammenti di ceramiche preistoriche, sono riportati in due ampi suoi lavori di alto livello scientifico. In base a queste sistematiche ricerche, si può affermare con sicurezza trattarsi di uno stanziamento umano antichissimo, e precisamente il ritrovamento di un'ascia in pietra verde e di un percussore lirico ci riporta all'età neolitica; all'età del bronzo della Val Padana ci portano le ciotole con gola sotto l'orlo a profilo sagomato, vasi con prese a linguetta e motivi decorativi comuni della più rozza ceramica terramaricola; alla prima età del ferro siamo portati dal ritrovamento di ceramiche con il caratteristico motivo dell'ansa cornuta nei manici da presa, l'ornato a denti di lupo resi a rotella, tazze e ciotole che presentano i primi tentativi di decorazione e rivelano già nell'uomo preistorico un notevole senso estetico.
Se non è accertato che la vasta caverna delimitata da enormi massi di calcare miocenico conchiglifero, sia stato il rifugio di uomini della più lontana preistoria, dagli scavi statigrafici risulta almeno che dall'VIII al IV secolo a. C. l'attività umana qui è stata intensa; gli stessi indicherebbero inoltre che per circa un secolo -dal IV al III a. C.- l'attività umana si sarebbe affievolita se non interrotta, a causa di un cataclisma che avrebbe provocato anche il crollo della sopracitata caverna naturale che si apriva nella parete meridionale del Guardamonte (Lo Porto).
Verso la metà del III secolo a. C., con il riapparire di segni sicuri di vita, pare abbia avuto inizio il "Castelliere " di cui rimangono considerevoli tracce. Si tratta di, una di quelle caratteristiche fortificazioni, cinte di forti muraglie a secco e di palizzate, che nella regione dei "Ligures" le popolazioni costruirono sulle alture a scopo di difesa, con tecnica assai progredita.
Del "Castelliere", di Guardamonte, il prof. Lo Porto ha potuto rinvenire, attraverso assidue ricerche, l'intero tracciato; esso presenta una forma trapezoidale verso oriente, mentre nella parte meridionale la dìfesa è data dallo strapiombo di circa 40 mt. di altezza, prodotto dal crollo per fenomeni tellurici dell'immensa caverna preistorica.
Il ritrovamento della stazione di Guardamonte, pur non avendo gettato piena luce sull'oscuro periodo della locale preistoria, ha potuto rendere ragione di vari aspetti che la vita ha assunto in questa zona quasi certamente abitata dall'Vlll al IV secolo a. C. dai Liguri dell'entroterra, popolo che fin dall'età neolitica sembra abbia occupato parte dell'antichissima Italia Settentrionale. Il popolo ligure non era originariamente un popolo marinaro; tale divenne per necessità di difesa e di sopravvivenza a contatto con i grandi popoli navigatori, ma conservò per secoli il carattere di popolo continentale.
La datazione su basi statigrafiche del Castelliere di Guardamonte è in evidente concomitanza con le vicende storiche intercorse tra il III e il II secolo a. C.: vediamo infatti i Liguri organizzati in difesa sulle alture e sui colli delle terre occupate, per opporsi alla penetrazione romana. Le lunghe dimore di questo popolo nelle nostre valli, e particolarmente nella Val Curone, si rivelano anche attraverso la gran quantità di vocaboli di origine ligure, citati da mons. Clelio Goggi nei suoi accurati studi di " Toponomastica" ligure-latino-germanica della diocesi di Tortona".
La vita nell'abitato si protrae per qualche secolo (circa II secolo d. C.) finchè nel clima pacifico del dominio romano cadde in disuso l'antica consuetudine ligure degli stanziamenti umani su alture impervie, ma sicure.
Il ritrovamento di una pregevole, ma mutilata, statuetta in bronzo di Vittoria alata imperiale, di "teguiae" ed "embrices" di tipo romano, i tratti di strade con selciato romano, può far supporre che per un certo periodo, più o meno lungo, Guardamonte sia stato l' "oppidium" e insieme l'osservatorio di una guarnigione romana. Alcuni di questi antichi "oppida" sussistevano ancora in età storica: di quello di Guardamonte non si conserva il ricordo neanche nella tradizione.
Il Castelliere di Guardamonte, fra i Castellieri liguri di cui si conservano le tracce, è quello che meglio presenta, con inconfondibile evidenza, i suoi caratteri difensivi. Poiché accanto ai primitivi villaggi sorgeva sempre un piccolo cimitero, segno del vivissimo culto degli uomini preistorici per i loro estinti è molto probabile in località Guardamonte possa essere rinvenuta in futuro una necropoli.
I Liguri come generalmente i popoli preistorici, solevano incenerire i propri morti e ne raccoglievano le ceneri ed i corredi di abbigliamento dapprima in vasi di rozzo impasto, di forma ollare con la bocca coperta di una ciotola o di una pietra, poi in vasi di ceramica di forme semplici, ma artisticamente decorate. E' ovvio che il ritrovamento di una necropoli nella zona di Guardamonte sarebbe una scoperta archeologica di grandissima importanza.
Nel 1429 ne era feudatario il marchese di Varzi; nel 1595 era feudo dei Doria (Si veda Fabrica).
Nel 1211 è nominato un prete Giovanni di Gremiasco; nel 1302 Pietro di Gremiasco era fra coloro che mettevano pace fra guelfi e ghibellini di Tortona.
A Gremiasco si amministrava la giustizia nelle giurisdizioni dipendenti. Il feudo aveva proprie costituzioni criminali pubblicate nel 1783 per cura del principe Doria. Reco un piccolo saggio: "Ogni qualunque persona che con bestia o senza, introdurrà vettovaglie, robe o mercanzie di qualsiasi sorta nei nostri luoghi (Gremiasco, Fabrica, Garbagna, Sebastiano) o chiunque ne estrarrà o solamente lo facesse transitare, dovrà denunciarlo al dazio voluto, e transitare per Borgo ove si esige il dazio. Chiunque commetterà un furto che non ecceda le L. 4 sarà condannato nel quadruplo e ad un mese di carcere. Qualora ecceda a tal valore sino a L. 10, oltre alla pena del quadruplo e carcere sarà condannato con un'ora di catena infame, e così aumento in proporzione".
La divisione territoriale fra Gremiasco e Fabrica venne fatta nel secolo XVIII: gli atti si conservano nell'Archivio di Stato di Torino. Il comune di Gremiasco fu incorporato con quello di S. Sebastiano con regio decreto il dicembre 1928.
La Guida di Tortona del 1928 scrive che a Gremiasco vi erano due castelli: l'attuale e la canonica del quale secondo castello una torre sarebbe stata l'attuale campanile: il Cavagna ai due suddetti castelli ne aggiunge un terzo: il palazzo ora Dusio. Se col nome di castelli si intendessero palazzi, può essere; se invece si intendessero veri e propri castelli ad uso di difesa, è assai difficile ammetterlo. Quel che ha più aspetto di castello è la canonica per il gran muraglione esterno che la sostiene, ma questo muraglione fu costruito nella prima metà del scorso dall'arciprete Don Guerra nativo di Carbonara.
L'asilo infantile fu istituito per lascito nel 1937 dal S. Dusio Buonfi quale poco prima aveva dotato il paese di acqua potabile.
Edifici Storici
Originariamente in paese esistevano due castelli, appartenenti alla famiglia dei Marchesi Malaspina. Dei due, uno, costruito nel XII secolo dai nobili Gremiasco con la funzione di palazzo gentilizio, venne poi adibito a canonica. L'altro, voluto ed iniziato dagli stessi Malaspina al tempo della loro floridezza, sarà dagli stessi riadattato. In seguito, sotto la dominazione dei Doria, subì modifiche ed aggiunte che lo portarono allo stato attuale. La nobile famiglia genovese volle trasformarlo prima in Palazzo di Giustizia, poi in residenza occasionale del Principe, nonché in sede ordinaria del Commissario e della sua Curia.
Il Castello
Il paese conserva diverse ed interessanti testimonianze delle sue antiche opere di fortificazione: l'avanzo di una torre quadrata, in pietra da taglio, situata in posizione elevata con evidenti funzioni di osservazione, cui era originariamente affiancata l'abside semi-circolare di un piccolo edificio religioso, poi parzialmente atterrato per far posto alla canonica dell'attuale parrocchiale. Essa misura 4 m. per lato ed un tempo si elevava ad una altezza di 14 m.: attribuita al secolo XI, rappresenta un bell'esempio di torre romanica. Tra la fine del '600 e l'inizio del '700 fu innalzata fino a 36 m. per essere adibita a torre campanaria.
Il castello vero e proprio, identificabile nel castello "superiore" dell'atto del 1358 è il Castello dei Malaspina.
La costruzione a pianta quadrata è realizzata in pietra non squadrata, con una grande scarpatura a fare da base, ed aveva una merlatura ghibellina. Al pianterreno vi era un grande salone con grandi finestre in stile gotico ed un vasto camino con cappa e rilievi. Dagli anelli infissi al soffitto della sala è possibile dedurre che si tratti del luogo dove in epoca medievale si amministrava la giustizia. Per mezzo di un loggiato si accedeva alle prigioni confinate nella Torre, in cui la luce filtrava attraverso anguste finestre munite di doppia inferriata.
A lato del salone sorge il grande mastio, una torre quadrangolare in pietra, conservata sino all'altezza dei beccatelli.
Un'ala del vetusto fabbricato venne abbattuta negli anni 1930 per la costruzione dell'Asilo Infantile, voluto da un benefattore, il Cavaliere Bonfiglio Dusio.
Agli inizi del secolo scorso il Castello dei Malaspina era adibito ad osteria. Oggi è un'abitazione privata.
In località Guardamonte sono venute alla luce importanti vestigia di un antico castelliere, certamente abitato dall' VIII al IV sec. a. C. da quei fieri Liguri, che opposero una strenua resistenza alla penetrazione romana nel nostro territorio.
Chiese e pievi
È certo che esistesse anche un'antica Pieve romanica. L'abside attigua alla base del campanile è senza dubbio una parte di un edificio di sufficiente capienza. Quest'abside dimostra maggior accuratezza di costruzione della chiesa di Fabbrica, ed è, forse, più recente, benché alcuni documenti vi ricordano fatti di cronaca religiosa già nel 1211.
La chiesa attuale è stata costruita verso la fine del Cinquecento, a una sola navata e di una certa grandiosità. È stata decorata dalla scuola di Luigi Morgari che di sua mano vi ha lasciato due mirabili affreschi: "La fuga in Egitto" e "L'Annunciazione".
Nella chiesa da notare alcune tele di scuola genovese e lombarda e soprattutto una "Sacra Conversazione", dipinta su tavola di legno di modi leonardeschi o, perlomeno, di scuola leonardesca. Purtroppo ha subito ampi rimaneggiamenti e si trova in precario e di difficile ricupero.
La statua di "San Rocco" in legno è del Montecucco.
La chiesa parrocchiale
Durante la Visita Pastorale del 1687, il Vescovo, Mons. Ceva, ordinò il restauro e l'abbellimento della chiesa parrocchiale, una Pieve romanica edificata nel X secolo, che necessitava di cure essenziali. Nel 1695, il nuovo Parroco, don Crisostomo Giani, visto e considerato il florido periodo che il paese viveva grazie al ridente commercio lombardo-ligure, decise la costruzione di un nuovo edificio religioso, in stile barocco, "adatto alla magnificenza di Dio". Le prime incombenze in tal senso durarono tre anni, dal 1695 al 1698, con pietre raccolte dal Curone e dai rii Dorbida e Caiella, che ricevettero la benedizione vescovile.
L'anno 1704 il 2 Ottobre (...) si fece la benedizione del corpo della chiesa e si cantò la S. Messa in quella. Ci vollero altri dieci anni per la costruzione del Coro. Il Parroco annota: "L'anno 1713 si è dato principio alla fabbrica del Coro e si è (...) perfezionato il rustico". "L'anno poi 1715 si è stabilito il Coro ed il giorno di San Giacomo (25 Luglio, Festa Patronale - N.d.R.) si cantò la S.ma Messa".
La facciata, restaurata negli anni 1960 su direttive della Commissione Diocesana d'Arte Sacra, presenta un rosone adornato nella parte centrale, mattonelle d'un grigio-verdognolo elegantemente attuale ed un bell'affresco che riproduce il motivo titolare della chiesa: il tutto vorrebbe creare un insieme di semplicità armoniosa, suggerendo al fedele che accede alla piazza di sentire il Tempio come Casa di Dio e propria.
Il fine dell'Arte è per l'appunto esprimere e provocare godimento di spirito.
La Torre Campanaria
Nel corso del XVIII secolo, la vecchia torre romanica, che originariamente aveva scopi di guardia, con i suoi due piani e le sue otto feritoie, venne raddoppiata in altezza con la sopraelevazione di un campanile, sempre in stile barocco, che ancora oggi svetta sul paese.
L'Interno
Caratterizzata da un'unica ampia navata, è delimitato da lesene. La mancanza di navate laterali permette la creazione di piccole cappelle con relativi altari, secondo lo schema del classicismo barocco. Su ogni gruppo di quattro lesene poggia un settore di volta a botte, con unghie in corrispondenza di finestre quadrangolari. Un'arcata a tutto sesto connette il primo settore a quello successivo. Il presbiterio, meno ampio della navata, ma con analoga copertura, è arricchito da affreschi. Dietro l'Altar Maggiore, nell'abside semicircolare, si colloca il coro ligneo.
L'Altar Maggiore
Agli inizi dell'800, l'Arciprete Carlo Vaccari espresse il desiderio di far erigere l'Altare Maggiore in occasione del primo Centenario della chiesa. Correvano i tempi della dominazione napoleonica e la popolazione era vessata da imposizioni di derrate per i cavalli e di cibarie per i soldati stanziati in paese. Il suo successore rilevò l'impegno, ma neanche lui poté adempiere al voto: quindi, per testamento, legò la sua eredità, mille lire ( ! ), a tale scopo. Altrettante furono aggiunte in parti uguali dal Comune dalla popolazione, per un totale di duemila lire. Tanto costò la realizzazione dell'Altar Maggiore, che fu commissionato al signor Monteverde Fabbricatore di Marmi in Via Giulia (oggi Via XX Settembre) a Genova.
L'artistico gioiello poté essere sistemato, venne benedetto il 15 Agosto 1836 e quindi consacrato. Fatti e date sono tramandate da due lapidi poste a lato dell'Altare.
La Cappella Romanica
Sul lato destro dell'attuale abside, si conserva tuttora parte dell'antica Pieve, una costruzione in pietra lavorata fra le più antiche della Val Curone. Addossata alla vetusta torre, dopo la costruzione della nuova chiesa, rimase adibita a ripostiglio provvisorio fino al Febbraio 1996, quando ne fu iniziato il restauro. Oggi vi viene custodito il Santissimo Sacramento, in osservanza delle norme enunciate nel corso della Conferenza Episcopale Italiana del 18 Febbraio 1993, n° 13.
Affreschi e dipinti
In occasione del secondo Centenario della chiesa, nel 1896, l'Arc. Don Malaspina s'impegnò in un'opera di accurata decorazione, per cui ricevette valido sostegno economico dalla Famiglia Dusio.
Il tempio fu abbellito da artisti quali Luigi Morgari ed Achille Secchi, e venne poi solennemente consacrato il 13 Agosto di quell'anno da S.E. Mons. Igino Bandi, Vescovo di Tortona.
Il Monumento ai Caduti
Come nella maggior parte dei comuni locali, anche Gremiasco ha voluto rivolgere un pensiero di ringraziamento ai suoi caduti delle due Guerre Mondiali, erigendo una stele. Il Monumento in marmo bianco si trova a lato del Municipio e reca i nomi dei Combattenti per la Patria. Il paese, giustamente, non ha dimenticato nemmeno coloro i quali persero la vita sul suolo russo, sia durante la fallimentare Campagna napoleonica, sia nel corso della Seconda Guerra Mondiale; a loro è stata intitolata una via: Via Soldati Dispersi in Russia.
Particolarità
Il castelliere di guardamonte
In questa località nel comune di Gremiasco, su un crinale del Monte Vallassa, a cavallo tra Val Curone e Valle Staffora, sono state rinvenute le più antiche testimonianze dell'esistenza dell'uomo nel tortonese.
Estese ricerche compiute a più riprese negli anni cinquanta hanno infatti messo in luce l'esistenza di un castelliere, cioè un villaggio fortificato in cui la presenza dell'uomo è compresa tra l'età del ferro e i primi due secoli dell'impero romano.
La zona oggetto di studio è una terrazza allungata da est a ovest, a pianta trapezoidale con una lunghezza di m. 260 ed una larghezza massima di m. 100. Si tratta di opere di difesa a monte (a valle, data l'inaccessibilità del posto, si rivelavano superflue), costituita da un muro principale di rozze lastre di arenaria locale di medie dimensioni, sovrapposte a secco, poggianti direttamente sul fondo roccioso del ciglio della terrazza, avente uno spessore di m. 2,60, ed una lunghezza complessiva di m. 324.
Nel posto sono stati compiuti due diversi sondaggi del terreno, che hanno permesso una ricostruzione della storia dell'insediamento nelle varie epoche.
Nel primo saggio, sotto uno strato di humus (di m. 0,30) è apparso lo strato archeologico (m. 0,50), con la base di un focolare rotondo (diametro m. 1,50), attorno al quale sono stati trovati avanzi di materie organiche, carboni e cenere, oltre a pietrame di arenaria arrossata dal fuoco. A due metri dal focolare sorgeva il primo muro di cinta, di rozzi lastroni, costruito secondo la tecnica che ricorda le strutture murarie ciclopiche di ambiente greco e italico.
Tra i vari reperti è stata trovata un'olla levigata di rozzo impasto per conservare l'acqua o derrate alimentari. Copiosissima la ceramica rappresentata da suppellettile fittile preromana d'uso domestico e di produzione indigena, peculiare della regione ligure-piemontese e tipica dei castellieri ligure della tarda età del ferro.
L'altro saggio, compiuto verso mezzogiorno, rivelava una zona adatta ad essere abitata. Sotto il primo strato di terra vegetale, contenente avanzi di laterizi e vasi di vetro, è apparso lo strato di terra nerastra, con carboni, ceneri e ceramica di produzione di età repubblicana. Lo strato presentava un lastricato in pietra locale (m. 0,70). Nelle connessure delle lastre è stata rinvenuta un'ansa frammentaria di "skyphos", in ceramica di età ellenistica, comunissima nell'Italia meridionale, il che denuncia trattarsi di un manufatto di importazione. Nello strato di terra nera (m. 0,60) sono venuti alla luce, con avanzi di pasti e frammenti di ossa (tra cui un osso di cinghiale), olle ad orlo espanso, coppe su piede e vasi da cucina anneriti dal fumo. Seguiva, quindi uno strato di pietrume, oltre il quale è stata trovata un'ascia in pietra verde con percussore sferoidale che documenta l'esistenza di una vita più antica (civiltà del bronzo in Val Padana ed età del ferro iniziale). Il succedersi degli strati sovrapposti ci permette una ricostruzione delle varie fasi in cui questo insediamento è stato attivo.
Dopo un'epoca preistorica (età neolitica), si assiste alla probabile fondazione di un intero villaggio organizzato (metà del VI sec. A.C.). Lo strato di terra nera mostra un affievolirsi dell'attività umana, quasi che cause esterne (un cataclisma?) ne abbiano affievolito il regolare ritmo di vita (IV e III sec. A.C.). Il lastricato dello strato indica la vera fondazione del castelliere, munito di fortificazioni murarie. La ceramica decorata a pettine ed un anello argenteo a spirale, comune nelle tombe galliche dal III al I sec. a.C., denunciano un'infiltrazione di elementi celtici transalpini (databili a non più tardi della metà del III sec. a.C.). Il duplice muro di cinta, con contrafforti interni, rivela la funzione difensiva in concomitanza con le vicende storiche che fra il II e il III sec. a.C. mostrarono i Liguri organizzati in difesa, per opporsi alla penetrazione dei Romani, decisi alla conquista della Val Padana.
La vita continua per qualche secolo nell'era volgare, finché nel clima pacifico del dominio romano cessa l'antica consuetudine alto-ligure dei villaggi fortificati sulle alture.
I personaggi famosi
Gremiasco ricorda tra i suoi benemeriti cittadini il Cav. Bonfiglio Dusio, cui sono intitolate la principale via del Centro Storico e la Scuola Materna.
Come dimenticare, poi, che il paese vanta come parroco un appassionato storico come Mons. Angelo Bassi.
Nato a Cusinasco di Monleale (AL) il 31 Marzo 1914, ha frequentato gli studi classici e teologici a Tortona, prima alunno e poi amico dello storico C. Goggi. Ha svolto otto anni di attività pastorale e scolastica in alta Val Borbera e Trebbia, dove, sotto il regime fascista, ha ricevuto una denuncia all'OVRA, il tribunale del partito. Al termine del periodo bellico tra partigiani e Tedeschi, si è guadagnato un Attestato Militare di Combattente per la Libertà.
Diventato Arciprete di Gremiasco nel 1947, vi ricoprì anche la carica di maestro elementare. Ha compiuto parecchi viaggi in Paesi diversi, con provvidenziali soste specialmente tra i missionari dell'Africa (Burundi) e tra gli emigrati dell'America.
Nel 1996 è diventato Cappellano di Sua Santità Giovanni Paolo II.
Per l'opera compiuta a tutela di una famiglia di ebrei durante le rappresaglie naziste nella Seconda Guerra Mondiale, nel 2004 è stato insignito dal Rabbino Capo di Gerusalemme del titolo di Giusto tra le Nazioni.
Amante di storia locale e buon frequentatore di Archivi Parrocchiali e Regionali, ha all'attivo cinque libri:
- "Storia di Un Paese" (Ed. DIEFFE - Castelnuovo Scrivia, 1987)
- "Storie della Val Curone" (Ed. Guardamagna - Varzi, 1997)
- "Parroci e Partigiani dei nostri Colli" (Ed. Pro Julia - Tortona, 2002)
- "La Battaglia di Garbagna" (Ed. Guardamagna - Varzi, 2003)
- "Parroci, Partigiani ed Ebrei" (Ed. Guardamagna - Varzi, 2005)

